LA PERONOSPORA DELLA VITE: GESTIONE E PROGRAMMAZIONE PER UNA ADEGUATA PROTEZIONE DEL VIGNETO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le infezioni di Plasmopora viticola sono sicuramente quelle che maggiormente, rispetto a molte altre avversità, sono influenzate dalle condizioni climatiche e, nel meridione tali influenze sono ancora più marcate da un anno all’altro.

E’ necessario, pertanto, una programmazione ragionata, basata essenzialmente sull’esperienza maturata nel territorio e su altri aspetti fondamentali a supporto del tecnico o dell’azienda, al fine di prendere decisioni opportune e scientificamente validate da esperti del settore. Evidenziamo:

  • la conoscenza approfondita della biologia del patogeno, considerata alla base di una adeguata e scientifica programmazione della difesa;
  • la strumentazione informatica, che va dalla gestione dei dati meteorologici, oggi anche con rilevamenti puntiformi, all’utilizzo di software di previsione, che se ben validato nel territorio esprime indicazioni abbastanza attendibili nel prevedere il numero delle infezioni, oltre all’inizio e la fine delle stesse;
  • il monitoraggio fitosanitario del territorio per individuare le prime infezioni e successivamente quello del proprio vigneto;
  • la conoscenza approfondita delle sostanze attive che devono essere impiegate nelle diverse fasi vegetative;
  • i differenti sistemi di coltivazione dei vigneti (tendone scoperto, coperto, spalliera, ecc.) che influiscono sulla diffusione delle infezioni;

Una distinzione macroscopica che determina differenze sostanziali nelle infezioni di P. viticola è la produzione di uva con tecniche che prevedono la copertura con teli di plastica e quella senza alcuna protezione. Le differenze sono maggiormente rilevabili per le infezioni primarie, mentre possono essere in minor misura per le infezioni secondarie e per la peronospora larvata sugli acini.

   

 

Le strategie di protezione del vigneto dalla peronospora in alcune aree del meridione, dove le condizioni climatiche sono particolarmente variabili possono essere avviate alla comparsa della prima “macchia d’olio”, e in caso di assenza vanno, comunque, programmate effettuando il primo intervento alla immediata pre-fioritura e un successivo alla fine della fioritura, per cautelarsi durante tale fase fenologica delicata.

Il proseguo degli interventi va programmato sempre in relazione all’andamento climatico, tenendo conto della presenza o dell’assenza delle infezioni nell’area di coltivazione.

In caso di presenza delle prime infezione, la protezione del vigneto deve proseguire, in quanto la presenza della sola umidità consente la diffusione e le infezioni dei conidi di P. viticola., per cui è alto il rischio di riscontrare danni a carico della vegetazione ma in particolare dei grappoli e degli acini in fase di accrescimento.

Più complessa nella gestione sono le infezioni che determinano sugli acini il sintomo della “peronospora larvata” che in diverse annate, anche con lieve diffusione della malattia possono determinare anche danni consistenti. Tali infezioni, infatti, sono sempre subdole, in quanto poco prevedibili e alla comparsa dei sintomi non è più possibile porre alcun rimedio.

Non vanno trascurate, specialmente per le uve a raccolta tardiva, le infezioni di P. viticola nel periodo di settembre ottobre, che per la caratteristica sintomatologia manifestata e appellata “peronospora a mosaico”. La buona sanità delle foglie in tale periodo è fondamentale per la maturazione dei grappoli, per cui in caso di condizioni favorevoli è necessario prolungare il periodo della protezione della vegetazione.

 

Nelle annate in cui non si riscontra alcuna presenza di infezioni, la gestione del controllo va programmata essenzialmente con modalità cautelative in due periodo fenologici e precisamente a cavallo della fioritura e nella seconda fase di ingrossamento acino (giugno) per prevenire l’infezione sugli acini.

Nei tendoni di uva da tavola ormai quasi tutti coperti con teli di plastica per l’anticipo della raccolta le condizioni favorevoli alle infezioni sono molto ridotte e solo nei casi di abbondati piogge come quelle verificatesi nel 2014 la diffusione è elevata su tutta la coltura.

I prodotti fitosanitari antiperonosporici disponibili sul mercato, per la protezione del vigneto sono molteplici e, con differenti meccanismi di azione, ed è ormai prassi consolidata la commercializzazione di miscele contenenti prodotti di copertura abbinati a quelli sistemici, translaminari o citotropici.

La scelta da parte delle aziende e dei tecnici delle sostanze attive che la farmacopea agricola mette a disposizione rimane complessa e improvvisata se non viene approfondita la loro conoscenza, specialmente sulla modalità di azione, sulla persistenza di efficacia, sugli opportuni tempi applicativi, senza tralasciare, specialmente per le uve da tavola, i limiti residuali.

A parità di efficacia dei formulati antiperonosporici, i fattori che possono influire sul controllo adeguato del patogeno possono essere evidenziati secondo quanto segue.

  • Rispetto delle dosi per ettaro e di una adeguata quantità di miscela da distribuire, secondo le fasi fenologiche della vite.
  • Trattamento uniforme su tutta la vegetazione della coltura, passando in tutti i filari, specialmente in quelle annate con elevata pressione del fungo.
  • Operazioni di sfogliatura, cercando di mettere in maggiore evidenza i grappoli ai prodotti fitosanitari; questa necessità è fondamentale specialmente se la strategia di protezione è basata sull’impiego di prodotti di contatto.
  • Alternanza delle sostanze attive appartenenti a differenti famiglie antiperonosporiche, al fine di contenere o evitare fenomeni di resistenza; tale aspetto sta assumendo, specialmente per l’uva da tavola, particolare criticità per l’esigenza di contenere il numero dei residui sul prodotto da commercializzare e che con il tempo porterà, molto probabilmente, a ulteriori difficoltà nel controllo.
  • Valutazione della ripartizione ottanolo/acqua delle sostanze attive da utilizzare; tale valore tanto più è elevato, maggiore è la affinità della sostanza attiva verso le cere e, quindi, maggiore è la possibilità di non essere dilavata, aumentando la sua persistenza di azione.
  • Posizionamento dei prodotti sistemici durante le fasi fenologiche che presentano una maggiore attività del movimento linfatico (pre-post fioritura e ingrossamento acini).

Alle caratteristiche peculiari dei prodotti fitosanitari relative alle modalità di azione, vanno anche considerati gli aspetti tossicologici e residuali come la:

  • classe tossicologica di appartenenza e le relative frasi di rischio del formulato commerciale, che assumono “condicio sine qua non” per essere in linea con i criteri ecosostenibili;
  • assenza di alcuni valori tossicologici come l’ARfD oggi apprezzata in quanto viene considerata limite massimo di sostanza attiva ingerita con la dieta giornaliera;
  • percentuale di degradazione della sostanza attiva nel tempo e di conseguenza la residualità della stessa nel prodotto commercializzato.

 

 

Usare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta e le informazioni sul prodotto. Si richiama l’attenzione sulle frasi e simboli di pericolo riportati in etichetta.

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