Abbiamo voluto incontrare Vittorio Filì, presidente dell’ARPTRA, per fare insieme il punto della situazione sulle attuali problematiche legate alla gestione delle infestanti nell’uliveto ed quali strategie adottare alla luce dei nuovi scenari ambientali.    -  Ass. Reg. Pugliese dei Tecnici e Ricercatori in Agricoltura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dr. Filì, Le domando sia come esperto e sia come conoscitore di quel grande “oliveto” che è la Puglia, che tipo di evoluzione ha subito il controllo delle erbe infestanti dell’ulivo in questi ultimi anni?
Ritengo che sono due i fattori che stanno condizionando il cambiamento di flora presente negli oliveti pugliesi. Primo fra tutti il cambiamento climatico, caratterizzato da aumenti di temperatura e da frequenti eventi estremi, sia di siccità prolungate che di piovosità abbondanti ed improvvise. In secondo luogo ritengo che un uso non appropriato dell’erbicida Gliphosate, soprattutto in alcune aree, ha fatto aumentare e diffondere il problema della “resistenza” di alcune infestanti molto invasive, come la Conyza spp. ed il Lolium spp., con la conseguenza di una maggiore espansione della loro presenza ed una diminuzione della biodiversità nell’agrosistema oliveto.

Come stanno affrontando gli agricoltori questa nuova situazione?
Il settore dell’olivo è tradizionalmente molto meno reattivo di altre filiere come per esempio quella frutticola. Però negli ultimi tempi devo registrare che si sta cominciando a comprendere l’importanza di attuare pratiche più sostenibili, e nel caso del controllo delle infestanti nell’oliveto si osserva che vi è una maggiore disponibilità ad attuare azioni che rientrano nel metodo del “diserbo integrato”. Questa apertura è sicuramente merito delle politiche “green” dell’Europa ed anche degli adempimenti previsti dal PAN che hanno migliorato la formazione degli agricoltori. 

 

In che cosa consiste il diserbo integrato dell’oliveto?
Bisogna premettere che possedere una copertura erbosa nel proprio oliveto, con una composizione floristica varia ed equilibrata, apporta diversi benefici: primo fra tutti l’aumento di sostanza organica, di cui i nostri suoli hanno particolare bisogno. Una ottimale gestione del terreno deve perseguire l’obiettivo di effettuare le lavorazioni meccaniche al minimo, mantenere nell’oliveto una certa biodiversità, e nello stesso tempo rendere più gestibile il controllo quando le erbe infestanti diventano competitive ed ostacolano le operazioni colturali. Mantenere la cotica erbosa nell’oliveto nei mesi invernali è sicuramente una dei principi da seguire nel “diserbo integrato”. Infatti in questi mesi le erbe non esercitano un reale danno all’oliveto. Altro principio da seguire è quello, dove possibile, di diserbare sulla fila e lasciare inerbito l’interfila, su cui si interverrà in primavera con la trinciatura delle erbe e successiva gestione. Altro principio, che è un vero “pilastro” del diserbo integrato è la strategia da adottare. Per adottare una strategia è fondamentale il riconoscimento delle erbe, soprattutto nelle fasi giovanili, ed il loro monitoraggio durante il successivo sviluppo. Questo ci permetterà di prendere delle decisioni operative basandoci su dati certi, e ci permetterà di essere sempre tempestivi.

 

Che tipo di strategia ritiene debba essere adottata?
Nelle situazioni dove le erbe infestanti sono controllate con le lavorazioni del terreno, consiglio di introdurre il “diserbo integrato”. 

Con quale criteri?
Negli oliveti con irrigazione sarebbe da attuare in fine inverno, sul filare o a pieno campo dove non si può fare altrimenti un trattamento con l’erbicida residuale Flazasulfuron in miscela con Gliphosate , che permetterà di evitare, per un periodo di 5-6 mesi, la competizione delle erbe infestanti con la coltura. Per i trattamenti solo sulla fila, tanto da interessare solo la zona occupata dalla chioma degli alberi, si procederà alla trinciatura interfilare delle infestanti presenti. Tale intervento permetterà successivamente di poter modulare eventuali altri interventi con erbicidi ad azione fogliare anche in funzione del metodo di raccolta che si adotta e dalla intensità della popolazione di erbe presenti sotto gli alberi.

Negli oliveti non irrigui e non intensivi, e dove la raccolta delle olive avviene da terra, si suggerisce la preparazione delle “piazzole di raccolta” con un trattamento di fine estate con la miscela Gliphosate + Flazasulfuron, e durante il ciclo vegetativo l’attuazione di trinciature o lavorazione minima. Anche in questo caso l’inerbimento spontaneo invernale da mantenere fino a febbraio, rimane una pratica di grande utilità agronomica.

Come comportarsi nelle situazioni dove vi sono popolazioni di erbe infestanti resistenti al Gliphosate?
Questo è un problema serio che deve essere affrontato con consapevolezza e razionalizzazione. Ormai siamo pieni di “resistenze” sia da parte di insetti, funghi ed anche erbe infestanti, ed è diventato un problema mondiale. Bisogna cercare di gestire le “resistenze” interrompendo la pressione di selezione ed applicando un approccio integrato sia che si affrontino insetti, funghi o malerbe. Nel caso di erbe infestanti resistenti al Gliphosate finora si hanno segnalazioni di fenomeni riguardanti Conyza spp., Lolium spp. e Malva spp., casi presenti quasi totalmente in Puglia.

Come comportarsi?
Innanzitutto bisogna evitare che codeste piante possano andare a seme !!
Sarà necessario alternare o miscelare erbicidi con meccanismo d’azione differente, miscelando comunque i principi attivi necessari (es. Gliphosate) per controllare tutte le infestanti presenti, che vanno trattate necessariamente nei loro stadi giovanili e con volumi d’acqua adeguati;
Prevedere l’utilizzo di erbicidi residuali, come il Flazasulfuron, che possiede nel suo spettro d’azione il controllo delle suddette infestanti;
Limitare al minimo le superfici trattate, lasciando inerbito le aree tra le file in modo da aumentare la biodiversità.
A proposito del Flazasulfuron vorrei aggiungere che codesta sostanza attiva debba essere preservata con un utilizzo oculato e mai esagerato. La sua efficacia ed il suo profilo ecotossicologico sono fondamentali per le strategie di diserbo integrato!
Ma sappiamo anche che le solfoniluree, dato il loro specifico meccanismo d’azione che inibisce l’enzima ALS, possono indurre “resistenza” in tempi anche abbastanza rapidi in piante infestanti ripetutamente trattate con questi specifici erbicidi.
Pertanto auspico un controllo delle erbe infestanti sempre più “integrato” e consapevole: ed è l’unica via possibile per conciliare produzioni qualitative e quantitative con la sostenibilità ambientale .

 

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